Empatia:quando a lavoro diventa un problema

Sicuramente l’empatia può essere annoverata tra una delle doti più belle ed è ormai risaputo anche che tra le caratteristiche di un leader di successo, non solo in campo lavorativo, c’è l’empatia.

Prima di tutto cerchiamo di capire cosa effettivamente sia l’ empatia, ovvero la capacità non solo di capire i bisogni altrui, ma anche l’abilità di mettersi nei panni degli altri e di guardare un problema, una questione da un punto di vista diverso dal proprio. Ma che succede se l’empatia diventa troppa? Sicuramente diventa un vero e proprio ostacolo.

Si è posto questa domanda Adam Waytz (Professore di management e organizzazione alla Kellog School of Management, Northwestern University – in foto) che, in un recente articolo apparso sulla rivista Harvard Business Review, ha analizzato i limiti dell’empatia, appunto.

Il primo rischio che si corre ad essere troppo empatici è di essere colpiti dalla cosiddetta “fatica da compassione”, quel processo per il quale ci si identifica talmente tanto nelle situazioni che ci circondano – siano esse riguardanti dipendenti, colleghi, clienti (perché sì, ricordiamo che anche quando ci rapportiamo con i clienti della nostra azienda dobbiamo capire quali sono i loro bisogni e soddisfarli) – che si finisce per disperdere le proprie energie fino a sentirsi svuotati.

Del resto, a ben vedere, questo è il rischio che corrono medici, infermieri, assistenti sociali: il ruolo che svolgono impone loro di essere “vicini” ai pazienti e alle persone che assistono. Il che porta (o può portare) a sacrificare i propri bisogni per quegli degli altri o, più semplicemente, ad avvertire i problemi altrui come problemi propri. Il professore Waytz scrive, a tal proposito, “l’empatia è logorante ovunque sia un aspetto primario del lavoro”.

Il “rischio empatia” è stato fronteggiato da alcune aziende con l’adozione di programmi volti alrecupero di se stessi. Dedicarsi ai propri interessi, rilassarsi, ritagliarsi del tempo per fare ciò che più piace, aiuta a ricaricarsi e a spogliarsi della “fatica” accumulata. Lo sa bene McLaren, che utilizza delle camere di decompressione per consentire ai suoi piloti di concentrarsi. Si tratta quindi di prevenire gli effetti negativi e promuovere quelli positivi, mediante la realizzazione di attività volte a scaricare lo stress. Anche la distribuzione del lavoro può essere una efficace soluzione, così come la predisposizione di sportelli di ascolto. Il segreto sembrerebbe, quindi, quello di trovare un equilibrio tra l’empatia, che continua ad essere essenziale tanto per i manager quanto per i dipendenti, e l’attenzione ai propri bisogni.

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