L’addio di Baglioni al suo GrandPetit

La notizia è dello scorso 8 aprile, ma essendo la compagna umana di un cucciolone di quasi 8 anni, non posso sorvolare sul dolore che si prova per la grande perdita. Sto parlando della morte del cane maltese di Claudio Baglioni. GrandPetit è morto improvvisamente, probabilmente per un attacco di cuore all’età 14 anni ma non dimostrava acciacchi. Per il cantante che aveva tre cagnolini, tutti maltesi, un dolore palpabile che ha affidato a Facebook per condividerlo con tutti. Un dolore che chi ha mai convissuto con un cane o con un gatto sa di aver provato. Un dolore che tanti guardano con scetticismo, con fastidio ma che, invece, va alle radici del proprio essere. Perché si è uomini e si provano sentimenti. Anche per un cane che ci accompagna fedele e discreto lungo un tratto della vita. Se i cani, o i gatti, hanno un difetto è quello di costringerci a sopravvivere loro perché le loro esistenze sono molto più brevi della nostra. Lo hanno scritto in tanti, poeti e letterati, che hanno vissuto il distacco con incredibile e profonda angoscia. “E’ solo un cane” si sente dire spesso a giustificazione di ogni ignominia si voglia far passare per normalità. Non è mai “solo un cane” o “solo un gatto”. E’ una parte del nostro cuore che va via con loro. Claudio Baglioni l’ha scritto sul suo profilo con parole addolorate e profonde. Parole che non si può non condividere fino in fondo. Con il suo animo di artista ha reso il senso di perdita, senza le sue doti si può concordare fino all’ultima riga. Perché il dolore è dolore.

“GrandPetit se n’è andato ieri mattina. Non aveva malanni e niente di che tranne una corsetta un po’ rigida e un mantello appena meno fluente per via dell’età non più giovane. Il cuore gli si è spaccato così all’improvviso ed è andato giù a corpo morto. Era arrivato dal Sud Africa che era solo un cucciolo, il più minuto e sporco di vomito insieme a tre suoi fratelli più in forma, ma alla fine fu lui ad essere scelto per far compagnia a BigSmall e con lei ha avuto pure tre cuccioli e fu lui a richiamar l’attenzione con un abbaio ansioso e insistito mentre lei cominciò a partorirli seminascosta sotto un divano.Le è sempre rimasto devoto quasi in totale venerazione e una gelosia malcelata e repressa in un guaito senza soddisfazione. Ha vissuto con timidezza e fragilità e un’espressione un po’ tutta sua attonita e fissa al richiamo di voce oscurato dall’irruenza dei pargoli ma è sempre rimasto al suo posto sonnacchioso e bisognoso di cure e di lunghe leggere carezze. Adesso chissà dove si trova.
Se c’è un paradiso o roba del genere io voglio che lui sia già lì insieme alle altre persone del cuore. Sennò comincio a pensare sul serio che mi importa assai poco di andarci.
E allora io prego che sia proprio così e intanto consumo il senso di colpa di essere sopravvissuto. Quel tormento che viene ogni volta che muore qualcuno vicino.
E provo a gestire il dolore diffuso sempre in carica e pronto per l’uso che aumenta col passar delle ore e delle cose da fare che si fanno comunque anche per non pensarci. Per provare a soffrire di meno ci vorrebbe un’unica scossa di pena anche fortissima ma in un attimo solo. Un colpo secco com’è successo con te piccolo caro tesoro.
Arrivederci a quando sarà.
E sarà.
Dovessi impiegarci una vita”.

grandpetit
Claudio Baglioni e l’arrivederci al suo amico a 4 zampe GrandPetit

 

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