Bambini adultizzati- il campanello di allarme

“I bambini devono fare i bambini” quante volte abbiamo sentito questa affermazione? Ora c’è proprio uno studio scientifico a dimostrarlo. Pare infatti che i bambini a cui vengono affidate molte responsabilità, qualora da adulti diventeranno genitori, avranno più probabilità di essere inadeguati nel prendersi cura dei figli. È l’affermazione, preoccupante, che riassume i risultati di una ricerca condotta presso il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e Psicologia della Famiglia, dalla Professoressa Amy K. Nuttall alla Michigan State University. L’eccessiva responsabilizzazione non spronerebbe dunque consapevolezza, impegno, capacità di accudimento, ma piuttosto, contribuisce a smorzarli. Rendere insomma i bambini dei piccoli adulti, caricarli emotivamente, coinvolgerli inadeguatamente – come fare assistenza ai più piccoli, obbligarli in compiti domestici o nella preparazione dei pasti, chiedere loro soddisfazione dei bisogni emotivi dei genitori – ha un forte impatto sulla futura genitorialità. Rende genitori impreparati, incapaci di riconoscere, rispondere e dare priorità alle esigenze dei bambini.

LA RICERCA Lo studio ha coinvolto donne in gravidanza seguite nel corso di un periodo di diciotto mesi. Le madri che nella loro infanzia erano state impegnate eccessivamente in compiti e mansioni “da grandi”, avevano assunto ruoli di cura verso altri senza poter “essere semplicemente bambine”, si sono dimostrate meno capaci e propense a rispondere calorosamente e positivamente alle esigenze e agli interessi del loro neonato, poco pronte a seguire i suoi bisogni di esplorazione e indipendenza. Hanno espresso, detta in termini scientifici, “una genitorialità inadeguata”. Uno studio precedente, sempre condotto dalla dottoressa Nuttall, aveva evidenziato che le madri precocemente coinvolte in compiti di cura durante l’infanzia mostrano nel tempo problemi comportamentali. Il punto sul quale insiste la ricercatrice è che avere avuto genitori “richiedenti” durante l’infanzia, che si aspettano disponibilità da parte dei figli a soddisfare i problemi altrui, porta, una volta adulti, a confusione sui limiti, sulle esigenze, sulle possibilità dei propri figli. Queste analisi possono avere importanti implicazioni per lo sviluppo di programmi di formazione per genitori sovraccaricati di ruoli di caregiving nell’infanzia.

TRADOTTO NELLA QUOTIDIANITA’ L’utilità di evidenze scientifiche di questo tipo, e di affermazioni tanto radicali, è nel sottolineare l’importanza di vivere l’infanzia nella sua reale dimensione, permettendo a un piccolo di essere bambino. Di sperimentare una sana dipendenza e vicinanza a figure in grado di rispondere ai suoi bisogni di accudimento, vicinanza, protezione, dipendenza per poterne disporre poi da grande. Di non essere trascinati in “prove” di performance inadeguate alla loro età. Adulti di riferimento fragili, incertezza affettiva, relazioni conflittuali tra genitori. coinvolgono i più piccoli in impegni emotivi inappropriati. Aiutare una madre instabile o tentare di mediare liti accese tra mamma e papà sono esempi di situazioni nelle quali un bambino si ritrova a sobbarcarsi compiti sproporzionati alla sua possibilità. E anche la condizione più comune di separazione tra genitori può esporre il piccolo al rischio di prendere le parti dell’adulto mancante, di assumere il ruolo del figlio-partner. Di svolgere la funzione di sostegno affettivo.

LA LEZIONE IN POSITIVO: LASCIATELI ESSERE BAMBINI Purtroppo, la tendenza a sottoporre i nostri figli ad una moltitudine di esperienze, messaggi, stimoli, informazioni, a farli diventare “grandi” e indipendenti, prima di essere veramente pronti ad esserlo, caratterizza lo stile educativo più comune. Marcata stereotipizzazione di genere, erotizzazione delle bambine, esposizione sempre più precoce agli schermi, sono tra i principali “inquinanti” dell’infanzia di oggi. In questo senso però lo studio dell’università del Michigan richiama la riflessione su aspetti psicologici come l’eccessiva responsabilizzazione e l’iper coinvolgimento dei bambini in dinamiche adulte. Sulla differenza tra maturità cognitiva ed emotiva. Sul fatto che per quanto le esperienze siano importanti, i bimbi imparano più di quanto sono in grado di comprendere ed elaborare a livello emotivo. Sull’importanza di giocare, rimanere nella dimensione dell’infanzia spensierata e leggera. Sul valore del divertimento come parte essenziale del processo di apprendimento da non confinare all’orologio, come succede alla ricreazione a scuola. Sul valore della possibilità di esprimersi, di muoversi secondo modalità non programmate ma spontanee e naturali, così come numerosi studi dimostrano chiaramente: adolescenti privati nell’infanzia di sperimentare giochi di gruppo e di movimento con i coetanei in modo libero e spontaneo, sono più ansiosi, depressi e meno autonomi. È la libertà e non la costrizione a rendere bambini, e un giorno adulti, equilibrati.

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