Il bambino nella valigia per la fuga dalla guerra

Ci sono immagini che diventano la metafora di una vicenda. Il bambino assonnato che emerge dalla valigia ben racconta il dramma dei civili in fuga da Ghouta. Il grande quartiere-villaggio alla periferia di Damasco, da oltre quattro anni bombardato dalle forze legate al regime di Bashar Assad, vive ore particolarmente tragiche. È il momento della resa dei conti. Il regime — sostenuto senza riserve da esercito russo, iraniani e milizie sciite dell’Hezbollah libanese — mira a liquidare definitivamente i gruppi della resistenza islamica che si annidano tra le case, negli scantinati, nei tunnel-fortino costruiti negli anni della guerra civile siriana.

Nelle ultime circa tre settimane di bombardamenti intensi e indiscriminati sulle zone civili si calcola siano morte sino a 1.500 persone. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, oltre 100 civili sarebbero morti nella sola giornata di venerdì. E adesso le truppe di Bashar, in stretto coordinamento specie con i comandi russi, stanno in qualche modo permettendo la fuga dei civili tramite alcuni poco sicuri “corridoi umanitari”. Nelle ultime ore pare siano riuscite a fuggire verso le linee siriane circa 20.000 persone. Il bambino della valigia è uno di loro. Probabilmente negli ultimi tempi la sua famiglia si è mossa di continuo, si è spostata di casa in casa, di cantina in cantina a seconda delle zone che venivano via via colpite.

La valigia è diventata la sua culla d’emergenza. Manca acqua, crescono i casi di decessi per fame, le medicine non arrivano quasi. L’aviazione russa assieme a quella siriana colpisce cliniche di fortuna e ciò che resta degli ospedali. Alcune centinaia di militanti jihadisti hanno accettato di essere evacuati nella zona di Idlib, nel nord. Ma tanti temono di venire separati dai civili per poi essere eliminati con comodo dai pro-regime, conne avvenne per alcuni di loro durante l’evacuazione di Aleppo nel tardo 2016. La battaglia per Ghouta continua. E il dramma dei civili non si ferma. In setta anni di guerra sono oltre 5 milioni e mezzo i profughi fuggiti all’etero. E gli sfollati interni sono più di 6 milioni.

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