Ad una mamma stanca

Questo post dedicato alla mamma, il bene più prezioso del mondo, è apparso originariamente sull’edizione americana di The Huffington Post ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

La notte scorsa mio figlio, quattro anni, ha deciso di dormire accanto a me.
Ha dormito meravigliosamente.

Io non ho chiuso occhio. Dormire con un bimbo di quattro anni è come dormire accanto alle lancette dell’orologio. Mentre la notte andava avanti, mi ritrovavo inevitabilmente con piedi in faccia, poi mani e poi di nuovo piedi.

Al risveglio ero stanca. Più che stanca. Mi sono svegliata chiedendomi perché non avessi la macchinetta del caffè già pronta all’uso in camera, ad aspettarmi con una tazza che doveva solo essere riempita.
Lui si è risvegliato felice. Ti voglio bene, mamma.

Non aveva idea di quanto fossi stanca, non sapeva che mi faceva male la schiena e che avrei voluto solo dormire altri cinque minuti. Era solo felice di vedermi.

E tu?
Anche tu sei una mamma stanca?
Ti svegli desiderando di avere più ore nella giornata? Ti spingi oltre limiti che neanche sapevi di avere? Lavori? Fai le pulizie? Fai il tuo lavoro di mamma? Dubiti? Hai a che fare con bambini che litigano per giocare a Club Penguin al computer? (forse sono l’unica?). Ti domandi se quello che fai ogni giorno può fare la differenza? Sei stanca della solita routine?

A volte essere una mamma significa semplicemente essere stanca.
A volte essere madre significa sentirsi un po’ sole. Come se nessun altro si accorgesse di quello che fai. Dopotutto, nessuno saprebbe che ieri notte ho dormito 42 minuti in tutto se non lo avessi scritto. Beh, le ragazze da Starbucks dovrebbero capirlo quando mi vedono entrare e chiedere un doppio cappuccino al caramello (Tenetevi pronte, amiche bariste).

Spesso la maternità è questo darsi incondizionato, che nessuno può vedere. Lavoriamo. Cuciniamo la pasta e ci dimentichiamo di scolare gli spaghetti che diventano troppo molli. Raccogliamo i giocattoli in giardino continuamente e ci chiediamo perché abbiamo così tanta plastica. Pieghiamo asciugamani logori, appaiamo calzini, chiamiamo il dottore, cerchiamo di togliere le impronte dalle pareti, laviamo visini appiccicosi, aiutiamo con le divisioni (è mai stato facile per qualche bambino?), puliamo la cucina, strofiniamo il microonde dopo che nostro figlio di nove anni ha deciso di cuocere qualcosa per troppo tempo, andiamo a lavoro, torniamo a casa, lavoriamo a casa, siamo madri per tutto il giorno, facciamo qualsiasi cosa preveda la nostra storia personale, e poi andiamo a letto.

Certo, potremmo dire che questa è la maternità. Ed è quello che le madri hanno sempre fatto.

Sapete una cosa? È proprio così. Dalla notte dei tempi le madri si sono svegliate di notte, hanno dovuto affrontare problemi di bambini, di soldi, di istruzione, di salute e così via.
Ma, il fatto che abbiamo sempre dovuto fare qualcosa non implica che tutto questo non debba essere celebrato e onorato. La maternità, il lavoro di genitori, sono cose straordinarie. Non è tutto rose e fiori e saltelli nei prati mano nella mano. È un compito davvero difficile. Un compito che all’inizio non pensiamo possa spingerci ai limiti, come invece accade. Un compito che ci dà una grande gioia, ci stampa un sorriso in faccia e che, un’ora dopo, ci costringe a chiederci per quale motivo un bambino di quattro anni ci faccia venir voglia di strapparci i capelli.
Affrontiamo il mondo e facciamo il nostro lavoro, sorridiamo alle altre mamme, ordiniamo il nostro caffè, guidiamo lungo la statale, facciamo la spesa e sorridiamo ancora.
Non sei sola . Riesci a sentirmi?
Non sei sola.
Le altre mamme all’asilo, al supermercato, al lavoro, a scuola, allo studio medico, o in qualsiasi altro posto, molto probabilmente si sentono stanche quanto te. E si fanno mille domande su questa storia della maternità. Eppure, continuano a dare tutto per questi bimbi che amiamo.

Perciò oggi mi alzo in piedi e rendo onore a te, mamma stanca eppure formidabile. A te, mamma che non dorme. A te, mamma che ha bisogno di conforto. A te, mamma che lavora strenuamente per la sua famiglia ed ha come l’impressione che nessuno ci faccia caso. A te, mamma con tre figli tutti sotto i cinque anni che non si prende mai una pausa. A te, mamma del neonato che non dorme mai. A te, mamma che resti sveglia fino a tardi aspettando che il figlio adolescente torni a casa. A te, mamma. Chiaro e semplice. A te, mamma.
La maternità è un viaggio coraggioso. È sempre stato un atto di coraggio crescere un altro essere umano indipendente, spingendoti oltre i limiti, restando sveglia di notte, amando tuo figlio anche quando ti fa diventare matta.

È quello che fai. Anche nei giorni di maggiore stanchezza.
Tu, straordinaria, coraggiosa, forte, assonnata eppure combattiva, meravigliosa, splendida mamma. Dopotutto chi ha bisogno di dormire, giusto? mamma

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