Pitti:l’immigrato diventa modello

Sono spaventati e si muovono come alieni in un mondo in cui non si sentono mai protagonisti, vestono abiti fuori dagli schemi e un  filo di trucco sul viso. La Prefettura italiana ha riconosciuto il diritto di asilo a tre immigrati e Pitti Uomo li ha invitati per sfilare sulla passerella di Generation Africa, la rassegna presentata dalla Fondazione Pitti Discovery e ITC (Ethical Fashion Initiative) a conclusione della recente fiera dedicata all’abbigliamento maschile a Firenze.
“La loro presenza è un simbolo di dialogo e apertura che corona l’impegno di ITC”, racconta Simone Cipriani. “Insieme alle Nazioni Unite ci occupiamo di micro imprenditoria legata alla moda in Africa. Oltre agli artigiani, però, abbiamo deciso di portare qui anche gli stilisti e la loro creatività. Pensiamo sia una ricchezza tanto per l’Europa quanto per l’Africa perché ci auguriamo che chi avrà successo qui poi potrà tornare nel suo paese d’origine per favorire nuove imprese e nuovi progetti”. I tre ragazzi, di cui non si possono riportare per esteso i nomi per questioni burocratiche legate alla loro richiesta di asilo, provengono dall’associazione bolognese Lai Momo, “società che si occupa di offrire accoglienza ai richiedenti asilo in Italia e promuovere il confronto interculturale tra Africa e Europa, con l’obiettivo di ridurre stereotipi e pregiudizi”, racconta Andrea Marchesini Reggiani, uno tra i suoi fondatori. Tre sono anche i designer scelti per la sfilata: Akjp, Ikiré Jones, Lukhanyo Mdinigi x Nicholas Coutts e U.Mi-1. Sono loro le nuove voci provenienti dal grande panorama della creatività e dell’imprenditoria africane, bacini che diventano sempre più importanti per il fashion system e che da l’opportunità a questo tipo di iniziative mirate all’integrazione.

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