Il terrorismo e gli aeroporti a rischio

Misure di sicurezza insufficienti, infiltrazioni e pratiche preoccupanti che alimentano il rischio terrorismo. C’è una lista di una dozzina di aeroporti tra Europa, Medio Oriente, Africa e Asia che preoccupano non poco le compagnie aeree. Un elenco “ancora parziale” di scali che si trovano per lo più in luoghi turistici e che distingue tre tipologie di criticità: carenze nel “controllo del personale impiegato”, “infrastrutturali” e “politiche”. Per questo motivo da settimane c’è un continuo contatto con i servizi segreti per individuare le rotte più a rischio.

Specialmente dopo espisodi come quello avvenuto il 31 ottobre del 2015, quando il volo della compagnia russa Metrojet partito da Sharm el-Sheikh e diretto a San Pietroburgo è esploso ad alta quota. Da quel momento in poi non sono più bastate le verifiche dell’Icao – l’ente delle Nazioni Unite preposto all’aviazione civile, ma si sono prese nuove contromisure. L’Egitto, ad esempio, si è rivolto alla società inglese Control Risks per monitorare gli aeroporti del Cairo, di Sharm el-Sheikh e Marsa Ala. Ma se per l’Icao gli scali egiziani sono considerati sicuri, lo stesso non pensano le compagnie aeree, che stanno ritirando le rotte nel paese. Anche in Libano e si stringono rapporti tra servizi e vettori: Air France e British Airways hanno minacciato l’interruzione dei collegamenti con Beirut senza un miglioramento dei sistemi della sicurezza.

In Somalia, infine, la Turkish Airlines, dopo diversi avvertimenti, ha ritirato i suoi aerei da Mogadisho. Il 2 febbraio un Airbus della Daallo Airlines, diretto a Gibuti, è stato costretto a tornare subito dopo il decollo nella capitale somala dopo un’esplosione che ha provocato uno squarcio sul jet – fortunatamente uccidendo solo l’attentatore. Questo nonostante l’Icao poco tempo fa avesse giudicato Mogadisho uno scalo sicuro, depennandola dalle strutture con falle nella sicurezza.

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Aeroporti in allarme a causa del terrorismo

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